Facciamo le presentazioni, da sud a nord. Silvio vive a Palermo, ha 56 anni e fa il fotografo. Nel 2006 ha votato Ds al senato e Comunisti italiani alla camera. Andrà a votare alle regionali «perché Lombardo è una copia di Cuffaro» ma alle politiche al momento pensa di no. Ce l’ha soprattutto con i partiti dell’arcobaleno: «Al governo hanno fatto la parata, la recita della sinistra». A Reggio Calabria c’è Giuseppe, 55 anni, docente di informatica, elettore del Pdci a cui non piace la Cosa rossa «perché è fatta a tavolino e la candidatura di Bertinotti calata dall’alto». Annalisa, lettrice precaria all’università, 34 anni, di Bari, ha votato Ds e Ulivo nel 2006 ma poi ha scoperto che le politiche di Prodi «non si distinguevano da quelle di Berlusconi». Poca fiducia nel Pd «e mi dispiace per Veltroni, che pure ha un linguaggio diverso dagli altri». Alessandro, 35 anni, programmatore a Napoli aveva votato per Di Pietro. Oggi è deluso soprattutto per la prosecuzione della missione in Afghanistan. E non è nemmeno troppo spaventato da Berlusconi che «certo guida una banda di malfattori, ma gli altri? Non mi pare che abbiano chiuso con la politica degli imbrogli». Ilenia, 28 di Roma, dottoranda in storia, elettrice del Pdci si è accorta successivamente che «non ha senso parlare di sinistra visto che hanno dimostrato di non avere un’indipendenza di giudizio, sui diritti civili il governo ha ascoltato solo gli altolà della Chiesa. Per tornare a votare ho bisogno di veder facce nuove». Parola a Giulio, 50 anni impiegato nel commercio a Bologna: «Ho votato Di Pietro e Ds ma adesso basta, hanno litigato su tutto. Berlusconi certo è uno scandalo, ma anche Bassolino e Mastella lo sono. E anche Cofferati, per il quale Veltroni mi chiede di tornare a votare…». Elena, 35 anni, avvocato di Genova elettrice di Rifondazione aveva creduto alla promessa di cambiare la legge sull’immigrazione «ma la Amato Ferrero dorme in parlamento da aprile». Tanti mestieri, tutti precari, Sebastiano ha 35 anni e vive a Padova, alle scorse elezioni ha votato Verdi e Prc ma adesso non si fa convincere dalla Sinistra arcobaleno «perché mi pare che l’agenda continui a dettarla Veltroni». Giacomo, 34 anni, fisioterapista di Milano ha votato Rifondazione nel 2006 e sta partecipando alle riunioni della Sinistra arcobaleno ma trova che sia «troppo chiusa nelle segreterie dei partiti. E Bertinotti poi, l’avevo visto in tv giurare che si sarebbe ritirato…». Da sabato prossimo vedremo se questi nove voti che mancano alla sinistra e al Pd saranno recuperati.
In questa prima fase i non votanti possono essere divisi in due categorie alle quali si iscrivono senza distinzioni sia quelli che nel 2006 votarono per uno dei partiti che adesso costituiscono il partito democratico sia quelli che scelsero uno dei costituenti la sinistra arcobaleno. Esiste cioè sia un astensionista partecipe che un astensionista indifferente. Primatista di questa categoria, nel nostro campione, è Elena, l’avvocato trentenne di Genova ex elettrice di Rifondazione che questa settimana non se la sente nemmeno di partecipare al nostro gioco: «Non ho letto nulla, vivo nel limbo degli indifferenti». «Non mi è venuta affatto la curiosità di informarmi e quanto so l’ho ricevuto passivamente dai bombardamenti mediatici» dice anche Ilenia, la romana del gruppo, dottoranda ventenne che la volta scorsa votò per i Comunisti italiani. Un’occhiata al programma della sinistra arcobaleno l’ha data, ma prevale ancora la sfiducia: «Tu ti fideresti di uno che oggi parla della risoluzione del problema dei rifiuti come se non fosse mai stato ministro dell’ambiente?». Giuseppe, il docente di informatica anche lui ex Pdci di Reggio Calabria , fa presto a chiudere il discorso: «I candidati a sinistra sono più o meno gli stessi che in questi due anni hanno dimostrato di non avere comportamenti incisivi né idee capaci di incidere». Ma la scelta di voltare la testa davanti alla campagna elettorale non è per questo semplice. L’astensionista indifferente spesso si ribella a se stesso: «Ebbene no, non ho letto i programmi elettorali», dice Anna Lisa, 34 anni, lettrice all’università di Bari ed ex elettrice dei Ds. «Sono arcistufa di sentire continue polemiche su fatti marginali, mi sembra che stiano giocando. E questo giro il gioco non mi interessa. La verità è che i programmi ‘a punti’ non sono programmi, io vorrei poter capire dai loro discorsi che idea hanno della vita e della società, almeno a grandi linee. Solo Grillo offre questo adesso. Che uno possa dire ‘caspita, sono proprio d’accordo’». Poi c’è Giulio, cinquantenne impiegato nel commercio di Bologna, che dopo aver votato Di Pietro e Ds ha deciso di «stare lontano dalla politica, non guardo e non leggo niente come facevo prima, le notizie mi arrivano saltuariamente dalla radio in auto e così non rischio di cambiare idea sull’astensione».
«Nonostante tutto ho molta curiosità e mi sono andato a leggere i programmi su internet perché credo che devono essere al centro della campagna elettorale al posto delle facce di questi leader predeterminati e pure un po’ stantii», racconta Giacomo che è il milanese del nostro campione, fisioterapista trentenne ex elettore di Rifondazione. Del programma della sinistra apprezza la scelta di «temi forti» anche perché «la Cosa rossa difficilmente potrà andare oltre la mera lista unita dei quattro partiti». Anche Giacomo conferma la scelta del non voto ma «aspetto qualche segnale un po’ più di sinistra per cambiare idea». E in sostanza non ha cambiato idea nemmeno Silvio, il fotografo cinquantenne di Palermo ex Ds, anche se ha deciso che alle urne ci andrà: «L’astensione è la cosa più ovvia se si ha a cuore la propria coscienza, ma io la mia astensione la voglio firmare perché altrimenti diventa terreno di pascolo per tutti, destra e sinistra. Tanto i seggi sono quelli e si devono assegnare, allora firmo la mia astensione e voto Sinistra critica che non ha interessi elettoralistici e meno che mai governativi. Alle prediche sul voto utile rispondo lanciando l’idea di un’astensione utile». Per Alessandro, programmatore di Napoli ex elettore di Di Pietro, la tentazione del voto è molto più vaga, «questa settimana ho pensato che se proprio dovessi scegliere voterei per il Pd, Veltroni sta azzeccando le candidature, ma sono ancora per l’astensione». Sinistra arcobaleno neanche a parlarne: «Sono in attesa di notizie, sembra che non siano esistiti finora e Bertinotti è cosa vecchia più che rossa». «Ci rendiamo conto che la sinistra arcobaleno a Roma sostiene quel papista di Rutelli? E che a proposito di rinnovamento in Veneto vogliono ricandidare Severino Galante, uno che di giri in giostra ne ha già fatti tre, roba da matti», lo sfogo di Sebastiano, trentenne lavoratore precario di Padova ex Verdi e Prc vale come rinnovata dichiarazione di non voto.
Con i loro programmi dunque Pd e Sinistra arcobaleno non sono riusciti a riconquistare nemmeno uno dei nostri astensionisti. Ma era solo la prima settimana di campagna elettorale, vedremo la prossima quando al centro dell’attenzione ci sarà l’informazione in tv. «Tutti al mare» torna sabato 8 marzo.