Leggi il Manifesto

Astensionismo da sinistra

marzo 3, 2008 · Lascia un commento

Astenuti a sinistra: seguiamoli -I-24 febbraio
Fabozzi Andrea
E’ passato di mano in mano un sondaggio commissionato ad uso interno dal partito democratico. Non erano i risultati dei partiti a colpire gli osservatori, quanto la percentuale altissima di elettori dell’Unione che si diceva orientata a non votare. I delusi totali, stimati tra il 25 e il 30% di quanti nel 2006 avevano scelto un partito del centrosinistra. Per il Pd e per la Sinistra arcobaleno l’astensionismo di sinistra rischia di essere il lascito più pesante del governo Prodi. Ma la campagna elettorale è lunga e la speranza dei partiti è quella di riconquistare alla causa i potenziali astensionisti. Ce la faranno? Siamo andati a cercare in giro per l’Italia nove persone che a meno cinquanta giorni alle urne dichiarano che stavolta no, non andranno a votare. Si tratta di elettori fin qui irreprensibili: più o meno convinti hanno sempre votato (centro) sinistra. Li seguiremo. Una volta alla settimana torneremo ad interrogarli per scoprire se hanno cambiato idea oppure no. Attraverso loro vedremo se e come funziona la campagna di Veltroni e Bertinotti.
Facciamo le presentazioni, da sud a nord. Silvio vive a Palermo, ha 56 anni e fa il fotografo. Nel 2006 ha votato Ds al senato e Comunisti italiani alla camera. Andrà a votare alle regionali «perché Lombardo è una copia di Cuffaro» ma alle politiche al momento pensa di no. Ce l’ha soprattutto con i partiti dell’arcobaleno: «Al governo hanno fatto la parata, la recita della sinistra». A Reggio Calabria c’è Giuseppe, 55 anni, docente di informatica, elettore del Pdci a cui non piace la Cosa rossa «perché è fatta a tavolino e la candidatura di Bertinotti calata dall’alto». Annalisa, lettrice precaria all’università, 34 anni, di Bari, ha votato Ds e Ulivo nel 2006 ma poi ha scoperto che le politiche di Prodi «non si distinguevano da quelle di Berlusconi». Poca fiducia nel Pd «e mi dispiace per Veltroni, che pure ha un linguaggio diverso dagli altri». Alessandro, 35 anni, programmatore a Napoli aveva votato per Di Pietro. Oggi è deluso soprattutto per la prosecuzione della missione in Afghanistan. E non è nemmeno troppo spaventato da Berlusconi che «certo guida una banda di malfattori, ma gli altri? Non mi pare che abbiano chiuso con la politica degli imbrogli». Ilenia, 28 di Roma, dottoranda in storia, elettrice del Pdci si è accorta successivamente che «non ha senso parlare di sinistra visto che hanno dimostrato di non avere un’indipendenza di giudizio, sui diritti civili il governo ha ascoltato solo gli altolà della Chiesa. Per tornare a votare ho bisogno di veder facce nuove». Parola a Giulio, 50 anni impiegato nel commercio a Bologna: «Ho votato Di Pietro e Ds ma adesso basta, hanno litigato su tutto. Berlusconi certo è uno scandalo, ma anche Bassolino e Mastella lo sono. E anche Cofferati, per il quale Veltroni mi chiede di tornare a votare…». Elena, 35 anni, avvocato di Genova elettrice di Rifondazione aveva creduto alla promessa di cambiare la legge sull’immigrazione «ma la Amato Ferrero dorme in parlamento da aprile». Tanti mestieri, tutti precari, Sebastiano ha 35 anni e vive a Padova, alle scorse elezioni ha votato Verdi e Prc ma adesso non si fa convincere dalla Sinistra arcobaleno «perché mi pare che l’agenda continui a dettarla Veltroni». Giacomo, 34 anni, fisioterapista di Milano ha votato Rifondazione nel 2006 e sta partecipando alle riunioni della Sinistra arcobaleno ma trova che sia «troppo chiusa nelle segreterie dei partiti. E Bertinotti poi, l’avevo visto in tv giurare che si sarebbe ritirato…». Da sabato prossimo vedremo se questi nove voti che mancano alla sinistra e al Pd saranno recuperati.
Astenuti a sinistra: seguiamoli -II- 1 Marzo
La scoperta dell’ astensione utile
Alla prova della prima settimana di campagna elettorale il nostro campione di elettori di sinistra diventati astensionisti si dimostra solido. Uno solo ha cambiato idea e ha deciso che andrà a votare, ma come vedremo è forse il più astensionista di tutti.
In questa prima fase i non votanti possono essere divisi in due categorie alle quali si iscrivono senza distinzioni sia quelli che nel 2006 votarono per uno dei partiti che adesso costituiscono il partito democratico sia quelli che scelsero uno dei costituenti la sinistra arcobaleno. Esiste cioè sia un astensionista partecipe che un astensionista indifferente. Primatista di questa categoria, nel nostro campione, è Elena, l’avvocato trentenne di Genova ex elettrice di Rifondazione che questa settimana non se la sente nemmeno di partecipare al nostro gioco: «Non ho letto nulla, vivo nel limbo degli indifferenti». «Non mi è venuta affatto la curiosità di informarmi e quanto so l’ho ricevuto passivamente dai bombardamenti mediatici» dice anche Ilenia, la romana del gruppo, dottoranda ventenne che la volta scorsa votò per i Comunisti italiani. Un’occhiata al programma della sinistra arcobaleno l’ha data, ma prevale ancora la sfiducia: «Tu ti fideresti di uno che oggi parla della risoluzione del problema dei rifiuti come se non fosse mai stato ministro dell’ambiente?». Giuseppe, il docente di informatica anche lui ex Pdci di Reggio Calabria , fa presto a chiudere il discorso: «I candidati a sinistra sono più o meno gli stessi che in questi due anni hanno dimostrato di non avere comportamenti incisivi né idee capaci di incidere». Ma la scelta di voltare la testa davanti alla campagna elettorale non è per questo semplice. L’astensionista indifferente spesso si ribella a se stesso: «Ebbene no, non ho letto i programmi elettorali», dice Anna Lisa, 34 anni, lettrice all’università di Bari ed ex elettrice dei Ds. «Sono arcistufa di sentire continue polemiche su fatti marginali, mi sembra che stiano giocando. E questo giro il gioco non mi interessa. La verità è che i programmi ‘a punti’ non sono programmi, io vorrei poter capire dai loro discorsi che idea hanno della vita e della società, almeno a grandi linee. Solo Grillo offre questo adesso. Che uno possa dire ‘caspita, sono proprio d’accordo’». Poi c’è Giulio, cinquantenne impiegato nel commercio di Bologna, che dopo aver votato Di Pietro e Ds ha deciso di «stare lontano dalla politica, non guardo e non leggo niente come facevo prima, le notizie mi arrivano saltuariamente dalla radio in auto e così non rischio di cambiare idea sull’astensione».
«Nonostante tutto ho molta curiosità e mi sono andato a leggere i programmi su internet perché credo che devono essere al centro della campagna elettorale al posto delle facce di questi leader predeterminati e pure un po’ stantii», racconta Giacomo che è il milanese del nostro campione, fisioterapista trentenne ex elettore di Rifondazione. Del programma della sinistra apprezza la scelta di «temi forti» anche perché «la Cosa rossa difficilmente potrà andare oltre la mera lista unita dei quattro partiti». Anche Giacomo conferma la scelta del non voto ma «aspetto qualche segnale un po’ più di sinistra per cambiare idea». E in sostanza non ha cambiato idea nemmeno Silvio, il fotografo cinquantenne di Palermo ex Ds, anche se ha deciso che alle urne ci andrà: «L’astensione è la cosa più ovvia se si ha a cuore la propria coscienza, ma io la mia astensione la voglio firmare perché altrimenti diventa terreno di pascolo per tutti, destra e sinistra. Tanto i seggi sono quelli e si devono assegnare, allora firmo la mia astensione e voto Sinistra critica che non ha interessi elettoralistici e meno che mai governativi. Alle prediche sul voto utile rispondo lanciando l’idea di un’astensione utile». Per Alessandro, programmatore di Napoli ex elettore di Di Pietro, la tentazione del voto è molto più vaga, «questa settimana ho pensato che se proprio dovessi scegliere voterei per il Pd, Veltroni sta azzeccando le candidature, ma sono ancora per l’astensione». Sinistra arcobaleno neanche a parlarne: «Sono in attesa di notizie, sembra che non siano esistiti finora e Bertinotti è cosa vecchia più che rossa». «Ci rendiamo conto che la sinistra arcobaleno a Roma sostiene quel papista di Rutelli? E che a proposito di rinnovamento in Veneto vogliono ricandidare Severino Galante, uno che di giri in giostra ne ha già fatti tre, roba da matti», lo sfogo di Sebastiano, trentenne lavoratore precario di Padova ex Verdi e Prc vale come rinnovata dichiarazione di non voto.
Con i loro programmi dunque Pd e Sinistra arcobaleno non sono riusciti a riconquistare nemmeno uno dei nostri astensionisti. Ma era solo la prima settimana di campagna elettorale, vedremo la prossima quando al centro dell’attenzione ci sarà l’informazione in tv. «Tutti al mare» torna sabato 8 marzo.


→ Lascia un CommentoCategorie: Elezioni e Democrazia

Alla farsa del voto? No grazie

febbraio 27, 2008 · Lascia un commento

Vi prego, permettetemi uno sfogo. Sono sempre stato di sinistra e, quando sono andato a votare, l’ho sempre scelta. Speravo così di vedere rispettati almeno alcuni dei tanti impegni presi dalla «sinistra» in campagna elettorale. E come mi ritrovo adesso? Con le missioni militari già rifinanziate, il riconoscimento del Kosovo, il conflitto di interessi ancora in piedi, la stessa infame legge elettorale, tanti incentivi per comprare auto nuove, traffico in aumento e trasporto pubblico sull’orlo del baratro. Gli stipendi fanno ridere, le tasse fanno piangere, i prezzi e le tariffe corrono e abbiamo come candidato premier un Peter Pan che gioca a fare l’americano. Ma il colpo da maestro è il ritorno de «er piacione» Rutelli in Campidoglio. Qualcuno dice perfino che è stato un buon sindaco. Sai che sforzo: ci mancherebbe solo che fosse riuscito a fare peggio di Giubilo, Signorello o Carraro. Sinistra, mi pare, è ormai solo un modo di indicare un direzione; o peggio, qualcosa di negativo e minaccioso. Politicamente è un termine vuoto e insignificante. Detto questo, mi scuserete se non parteciperò alla farsa del voto, e se non mi rammaricherò se in Campidoglio andrà Giorgia Meloni. E’ donna, giovane, ma di destra: meglio baciare lei che un rospo che non diventerà mai principe.

→ Lascia un CommentoCategorie: Secondo me

Il fantasma del rigore infame che turba le elezioni a Cipro

febbraio 27, 2008 · Lascia un commento

Alberto Piccinini
Il calcio è sceso in campo nella campagna elettorale per le presidenziali a Cipro il 2 febbraio scorso. La sfida di campionato tra Apollon Limassol e Apoel Nicosia – giocata nel piccolo stadio Tsirio a Limassol – stava per dare la vittoria 2-1 ai padroni di casa, quando all’ultimo minuto di recupero l’arbitro Stamatis ha fischiato un rigore per l’Apoel. Traversone nel cuore dell’area dell’Apollon, il centravanti dell’Apoel arpiona la palla ma è spalle alla porta e ha il problema di girarsi; solito balletto col difensore dietro la schiena che tira e spinge (ma il centravanti è furbo e si appoggia), insomma rigore.
Chiunque sia stato in vacanza in Grecia, sa bene quanto sia passionale il tifo laggiù. E gli ultrà riassumono quest’attitudine. Cioè, spesso sono il peggio del peggio. Allo stadio Tsirio c’è stato appena il tempo per battere l’infame rigore al 92′. Gol. Pareggio. Poi i giocatori e i dirigenti dell’Apollon hanno aggredito l’arbitro che ha dovuto interrompere la partita. E gli ultras hanno continuato l’opera ingaggiando una vera e propria guerriglia contro la polizia. Risultato: tre espulsi in campo, dieci arresti fuori, e parecchi danni allo stadio. Non è tutto. Passata la buriana, i tifosi dell’Apollon hanno ripreso l’iniziativa. Mentre i dirigenti del club emettevano un duro comunicato contro «lo scandaloso arbitraggio», ringraziando gli spettatori perché «si erano comportati bene nonostante le provocazioni» (sic), i tifosi raccoglievano i propri certificati elettorali minacciando lo sciopero del voto se non fossero state accolte le loro richieste: dimissioni dei vertici della federazione e dell’associazione arbitri.
Nei giorni precedenti al primo turno delle elezioni, che si sono regolarmente svolte domenica scorsa, almeno una cosa era certa: la sfida tra i tre candidati si sarebbe risolta all’ultimo voto. E un fantasma turbava i sonni dei politici: i 2000 voti (tanti sono stati i certificati raccolti dalle organizzazioni dei tifosi di Limassol) che avrebbero preso il volo per chissà dove. «Rappresentiamo lo 0,8-0,9% – dichiarava un portavoce dei rivoltosi – E non voteremo finchè non sarà fatta giustizia. Anzi, voteremo tutti per l’Apollon». La stima in percentuale forse è un po’ alta. Il pacchetto di voti valeva più o meno lo 0,5%. E il paradosso è questo: che uno degli slogan dei nemici dell’Apoel recita da sempre così: «Il nostro partito politico si chiama Apoel». Però i disordini del dopopartita nelle ultime settimane di campagna elettorale sono diventati un vero issue. Il presidente centrista Papadopulos chiedeva misure drastiche contro gli ultras: «Chi alza una mano contro l’arbitro non deve più avere posto nello sport». Il suo ministro della giustizia Sofocle Sofocleus (!), se la prendeva con il livello di politicizzazione in tribuna: «I partiti politici generano un atmosfera sbagliata allo stadio». Gli sfidanti di Papadopoulos – il comunista Cristofias e il rappresentante della destra Kassoulidis – chiedevano invece il ricorso a esperti stranieri per affrontare efficacemente il fenomeno. Al solito.
Come è andata a finire? Così: Kassoulides ha preso il 33,51%; Cristofias il 33,29%; Papadopulos il 31,79%. Gli osservatori notano che i primi due si sono mostrati in campagna elettorale più malleabili nei confronti della riunificazione dell’isola. Ma gli stessi osservatori avevano già spiegato che il boicottaggio dei tifosi dell’Apollon avrebbe potuto danneggiare il candidato di destra Kassoulides. Ci avevano capito poco. La federazione calcistica cipriota, nel frattempo, ha emesso il suo verdetto: 2-0 a tavolino per l’Apoel, 10.000 euro di multa all’Apollon e prossimi turni da giocare a porte chiuse, 3500 euro di multa a entrambe le squadre per l’esibizione di simboli fascisti da parte dei tifosi. Per questo l’arbitro aveva già minacciato due volte di interrompere la partita. A Cipro si rivota domenica per il ballottaggio. Nell’ultimo turno di campionato un rigore quanto meno discutibile ha consentito all’Apollon di pareggiare con l’Omonia Nicosia. Basterà?

→ Lascia un CommentoCategorie: Zemania

Il generale, il legionario, il papa

febbraio 27, 2008 · Lascia un commento

Adriana Zarri-23 febbraio 2008
In questo primo spazio, dedicato agli errori ed orrori lessicali, oggi soltanto un verbo, ma così orrendo da meritare, per sé solo tutto lo spazio. Si tratta del verbo «cliccare»: un verbo del quale pare che non si possa più fare a meno. Eppure i sostituti non mancano: «premere 5». Chi l’ha detto? Non lo ricordo ma qualcuno di certo perché l’ho nell’orecchio. «Premere», quindi «digitare» (non che sia tanto meglio), le alternative non mancano; basta combattere la nostra pigrizia mentale, sempre pronta ad accovacciarsi su ciò che passa il convento; e in questo caso non è un monastero di grandi e gloriose tradizioni, forse si tratta di una di quelle congregazioni ottocentesche di scarso spessore teologale e teologico che non nomineremo per non farci troppo nemici.
Il generale
Può anche darsi che qualche appartenente all’Opus Dei, disinformato ingenuo e candido, sia onesto e in buona fede, è l’eccezione che conferma la regola. La regola invece è osservata puntualmente dall’arcivescovo Sàenz Lacalle che opera nel Salvador ed ha perciò alle spalle la gloriosa tradizione che fa capo al vescovo martire Romero.
L’indegno successore di tanto illustre santo presule si è messo di impegno per cancellare ogni traccia della gloriosa tradizione che fa capo al grande martire; e non serve raccontare tutte le sue malefatte perché l’elenco sarebbe troppo lungo. Basti dire che il governo – e quel governo responsabile delle maggiori atrocità – lo promuove a generale di brigata. A nulla valgono le indignate proteste della popolazione, memore di ben altri vescovi: generale è stato eletto e generale resterà. In attesa forse che altri generali facciano i vescovi…
ll legionario
E poiché siamo in ambito militare, restiamoci per occuparci delle sacre legioni di Cristo (che il cielo ci perdoni!) il cui fondatore, mancato nello scorso gennaio, è stato sepolto nel cimiterio speciale dei legionari, quasi che la terra benedetta dei comuni mortali non bastasse. Dei morti non si dovrebbe parlar male; ma del suddetto bene non ne ha parlato neanche il papa che si è chiuso in un eloquente silenzio.
Fin qui Marcial Maciel – tale è il nome del defunto – non fu, a quanto pare, uno stinco di santo. Accusato dai suoi seminaristi di abusi sessuali, era stato obbligato dalle autorità vaticane alla rinuncia di ogni pubblico ministero per ritirarsi a vita privata in preghiera e penitenza; e se non si è giunti alla scomunica lo si deve al favore cui il defunto godeva presso papa Wojtila.
Il papa
Del suddetto pontefice i ragazzotti che lo idolatravano gridarono, alla sua morte: santo subito.
Data la mia ben nota cattiveria, io sarei dell’avviso di attendere un po’ prima di elevarlo al fasto supremo degli altari; e anzi penserei di non elevarlo affatto ma di lasciarlo calcare la polvere terrestre. Considerato il mal vezzo di canonizzare tutti gli ultimi papi non mi stupirei che anche Giovanni Paolo II avesse la stessa sacra e gloriosa sorte dei suoi predecessori; e questo non farebbe che confermare la mia contrarietà a questo costume e malcostume delle canonizzazioni vigenti nella chiesa cattolica.
Di papa Woityla sono state dette molte cose positive (meritate) ed altre negative taciute (pur meritate anche quelle). E poiché dei morti è buona creanza dire soltanto il bene ma dei personaggi pubblici e storici è necessario dire tutto, diremo noi qualcosa. A cominciare dalle canonizzazioni, stabilite da quel papa in numero strabocchevole, per quantità e talvolta discutibili per qualità. Prova ne sia (ma le prove sarebbero molte) la canonizzazione, a mio dire scandalosa, di Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, tanto amato da quel papa quanto criticato dal popolo di dio.
E non fu il solo amore discutibile di quel discubibile papa.

→ Lascia un CommentoCategorie: Parabole